venerdì 7 agosto 2009

6 agosto - Bike Angels







Stanotte risveglio in tenda drammatico: alle 3 inizia a piovere forte e non ci sarebbe niente di strano, se non che dopo mezz’oretta sento che il materassino, che si sgonfia costantemente perché funziona male, diventa straordinariamente comodo, come dormire su un materasso ad acqua. Ed infatti è proprio così: il fondo della tenda sta galleggiando sull’acqua e solo i picchetti gli impediscono di partire. E’ successo che ieri sera, quando l’ho piazzata, non sono riuscito a piantare i picchetti sulla piazzola regolamentare perché era quasi cementata e ci voleva un martello da demolitore, così l’ho messa in uno spazio leggermente in discesa e sopra un piccolo avallamento. Ieri non c’era una nuvola e pensavo che montarla così non sarebbe stato un problema invece la pioggia ha convogliato l’acqua sotto e il tutto, con me dentro ha iniziato a galleggiare, mentre fuori veniva giù l’iradiddio. Ho subito fatto i bagagli per prepararmi all’evacuazione, ma incredibilmente il catino della tenda ha tenuto e non è entrata una goccia, così ho continuato a stare dentro, semigalleggiante e preoccupato fino a che non ha fatto giorno. Quindi ho smontato la tenda e fatto i bagagli, con la pioggia non del tutto cessata, ma stanco per non avere dormito, per avere combattuto due giorni con le forature e con tenda, soprattelo, materassino fradici per averli piegati sotto l’acqua.
Faccio 20 km e mi fermo a un alimentari a comprare qualcosa. Cado dal sonno, ho ancora 50 km da fare, non ho fatto colazione, sono bagnato e devo risolvere il problema del ponte. Voglia di andare avanti: zero.
Dal negozio esce un tipo che mi fa le domande di rito: dove, da dove, da quanto, ecc. Poi riparte, ma riappare dopo un minuto per dire: “vuoi salire sul camioncino? ti porto io dall’altra parte”.
Ora, nella rivista a cui sono abbonato, “Adventure cycling”, c’è una rubrica che si chiama “Bike Angels”, persone segnalate dai ciclisti, che sono state particolarmente gentili o generose in una situazione difficile per loro. E io ho deciso di nominare Bike Angel della settimana Mike Parks, che si fa 25 miglia + 25 di ritorno, paga il ticket per il ponte e mi scarica direttamente al primo motel di Annapolis, la mia destinazione, semplicemente perché aveva la mattinata libera.
Mike ha lavorato per il Governo, è stato responsabile della sicurezza delle ambasciate USA in paesi del Medio-oriente e Sudamerica: Libano, Arabia Saudita, Perù tra gli altri. A giudicare dai paesi deve averne viste delle belle, e si capisce subito che non è un tipo banale. Parliamo di varie cose tra cui l’immancabile riforma sanitaria e qui siamo agli antipodi di Don Dan: lui pensa che sia eticamente vergognoso che in questo paese non ci sia la copertura sanitaria per tutti.
Mi dice anche che qualche decennio fa questo era un paese più secolarizzato, ma col tempo il fondamentalismo protestante è molto cresciuto, e non si sorprende per niente di quanto mi ha detto Dan. Un aspetto interessante di questo è che, mentre noi europei pensiamo che gli americani siano fortemente pragmatici e prendano le grandi decisioni sulla base di criteri di efficienza e liberi da ideologismi, in realtà quello a cui si assiste qui è un dibattito dove quelli che rifiutano la riforma di Obama lo fanno spesso in nome di un’equazione puramente ideologica (e falsa): Obama = comunismo, quindi tutto da buttare.
Comunque sia, Mike mi scarica al motel, io cerco di sdebitarmi offrendogli il pranzo, ma lui non accetta, dice che lo ha fatto solo come contributo al miglioramento dei rapporti internazionali tra i nostri due paesi.
Un grande.

giovedì 6 agosto 2009

5 agosto - Altri problemi meccanici


Stamattina sono andato subito dal meccanico bici per le riparazioni. Mi ha cambiato il copertone posteriore e montato la nuova camera d’aria. Poi centratura ruota e gonfiaggio come dio comanda. Quando sono ripartito andava la vecchia “Spillo”, come se l’avessi portata alle un giorno alle terme. E’ andata così per 8 km, poi è esplosa la camera d’aria nuova. Mi era sembrata poco adatta al mio cerchione, ma il meccanico era molto sicuro di sé “si deve solo gonfiare un po’ di più delle altre”. Infatti. Meno male che avevo tenuto la camera d’aria riparata da me, ho rimontato quella e sono ripartito. Questa volta ho abbandonato le highway per fare solo strade di campagna e dare un’ultima possibilità a questa Delmarva di mostrare delle cose interessanti: niente, non ne vuole sapere. Sì, ci sono case dignitose, verde, buone strade, ma è piatta e insipida e la campagna è campi di patate e di granturco, non colline con cavalli al pascolo, io ho ancora in mente il Nord.
Riprendo a campeggiare negli State Park, oggi sono a quello di Martinak, vicino a Denton, e anche qui, il fatto che siamo in tre in tutto il campeggio, con il mio vicino a 150 metri dietro a un bosco, forse dice qualcosa sull’attrattività della zona.
Mi sto avvicinando al ponte/tunnel sulla baia di Chesapeake, proibito alle bici, che dovrò fare domani. Ho chiamato il negozio di bici di cui avevo i riferimenti, ma mi hanno detto che non fanno il servizio navetta e che mi conviene arrivare lì e chiedere. La cosa mi preoccupa un po’, anche oggi è stata una giornata dura, 82 km e smontaggi e rimontaggi della ruota posteriore mi hanno provato.

mercoledì 5 agosto 2009

4 agosto - Delmarva



Stamattina sono partito in ritardo perché volevo riparare alcune cose che in queste settimane hanno iniziato a rompersi/deteriorarsi sulla bici: copertura manubrio tagliata, reti di supporto del carrello rotte e copertone posteriore completamente liscio. L’operazione manutenzione non è servita a molto, dopo 45 km ho forato, e la cosa non sarebbe stata drammatica, ma lì ho scoperto di avere fatto un grosso errore: ho cambiato i cerchioni di tutte le ruote prima di partire, ma ho portato con me delle camere d’aria di riserva che non si adattano ai nuovi cerchi, quindi non servono a niente. Lì per lì ho riparato il buco con mastice e toppa, ma male evidentemente, perché la ruota si sgonfiava dopo 2/3 km, così ho fatto gli ultimi 20 km fermandomi a rigonfiare costantemente ed è stata una fatica bestiale. Ho preso un motel lungo la strada e qui ho fatto la riparazione per bene. Solo che ho bisogno comunque di una camera d’aria di ricambio e di un copertone nuovo perché questo è andato. Ho individuato un negozio di bici non lontano e domani spero di risolvere.
Delmarva, il nome della penisola che ora sto risalendo, è un acronimo di Delaware, Maryland e Virginia, essendo divisa fra questi tre stati. Agli americani gli acronimi piacciono molto, li infilano dappertutto. Era uno dei miei obiettivi vedere questa zona, insieme al lago Champlain, New York, Washington, gli Appalachi e un paio di altre cose. Avevo letto su una rivista americana di un posto lontano dal mondo, con piccoli villaggi di pescatori, zone umide e parchi, ma finora di tutto questo io ho visto poco. Forse sto facendo le strade sbagliate, ma anche nei parchi nazionali, dove mi sono fermato, le foreste mi sembrano molto giovani e la natura non particolarmente spettacolare. A proposito di zone umide, il clima è decisamente cambiato rispetto al nord. Da New York in giù ho messo via il sacco a pelo pesante, per qualche giorno ho usato il sacco lenzuolo e ora neanche quello. Il caldo è sopportabile, siamo sui 28-30 gradi, ma l’umidità è molto pesante. Tutti mi dicono che in Georgia e Florida sarà insostenibile. Ieri un pedalatore che mi si è affiancato per qualche km mi ha detto: “Ci sono solo tre cose brutte in Florida: giugno, luglio e agosto”, e si riferiva appunto all’umidità. Comunque, con i modesti e faticati 65 km di oggi sono arrivato a 1.490. Domani, passando i 1.500 km, questo diventa il terzo giro più lungo di sempre. Ma per i record ci sarà tempo.

martedì 4 agosto 2009

3 agosto - Incontri 2






Ieri, approfittando del Bengodi WiFi di Lewes, avevo lanciato alcuni messaggi a famiglie della zona di Washington, perché volevo ripetere l’esperienza di New York con i Simon, sempre utilizzando Servas. Stamattina faccio colazione in un bar della stessa città e guardo la posta per vedere cosa ho raccolto.
Un paio di persone non mi ha risposto, probabilmente la prima settimana di agosto non è la migliore per trovare la gente a casa. Un paio erano già impegnate con altri. Uno di questi però ha rilanciato il messaggio ad altre persone del network e così ho avuto due risposte positive.
Dicono entrambe più o meno la stessa cosa: “Dear Diego, we would love to host you and show our place”. E’ bello iniziare la giornata con un messaggio di posta elettronica che ti dice: “Diego, ameremmo ospitarti e mostrarti le cose interessanti della nostra città”. Di solito la mia giornata in ufficio inizia con un messaggio del tipo “L’amore illimitato delle nostre pillole eternamente, con carta di credito…” o qualcosa del genere. E quindi gli ho risposto che anch’io amerei molto essere ospitato da loro. Purtroppo i due sono alternativi e così ho dovuto rinunciare ad uno, che pure stava in una zona molto interessante. Gli scriverò per ringraziarlo e invitarlo in Italia.
Già a colazione, due chiacchiere con un americano che vive e lavora in Giappone, ha sposato una giapponese ed è qui in vacanza con la bambina, bellissimo incrocio nippo-americano.
Poi inizio a pedalarmi questa penisola di Delmarva, ma mi sembra che il problema del vedere l’oceano non sia per niente risolto: tutti accessi privati, vegetazione, oceano invisibile anche se ci pedali a fianco a 50 metri. In una delle rare spiaggette accessibili dalla strada mi infilo dentro, c’è una scuola di kayak, gestita da Mitch, con la figlia. Questo Mitch è un buonone, approccio californiano, tutto sport, spiaggia, kayak e bici: è un recumbent biker, cioè pedala la bici reclinata (vedi foto). Gli dico che sto andando a sud e lui cerca subito il numero di un camping per prenotarmi il posto, poi chiama un altro amico ciclista e mi risolve (spero) un problema che avrò fra qualche giorno: lasciare la penisola in bici, perché l’unico accesso alla terra ferma verso Washington è via ponte/tunnel accessibile (naturalmente) solo alle macchine. Devo quindi organizzarmi un trasporto e pare che un negozio di bici dall’altra parte della baia faccia da navetta per i ciclisti, concordando la cosa con qualche giorno di anticipo. Grazie Mitch.
Mentre pedalo verso il campeggio vengo affiancato da un tipo, ciclista in abbiglimento sportivo, col quale inizio una lunga e interessante discussione. Si chiama Dan e, visto che il tema del momento qui è la riforma sanitaria, gli chiedo cosa ne pensa e, finalmente, trovo uno di quelli che stanno decisamente dall’altra parte. Mi dice che spera che Obama non ce la faccia, che i congressisti gli votino contro, che lui è un repubblicano e teme che Obama distruggerà tutto il buono del sistema sanitario e porterà il paese verso il socialismo e quindi alla rovina. Lui crede nel capitalismo e nella libera iniziativa e la ragione per cui difende il sistema attuale (per noi europei indifendibile, e glielo dico) è che chi è “dentro“ il sistema ne è ben contento, perché il livello dell’assistenza e delle cure è molto alto, e nessuno vuole rinunciare a questo per livellare il sistema al ribasso, dando ad altri la possibilità di “entrare”. Mi dice anche che lui crede nella libera iniziativa e nella possibilità per tutti di raggiungere questo (mi indica delle ville sull’oceano). Gli chiedo di soldi e tasse. Guadagna 75.000 $ lordi l’anno e paga circa il 20% di tasse. Gli dico che in Italia pagherebbe il doppio. Lui dice che se così fosse emigrerebbe negli Stati Uniti perché non è giusto che lo Stato decida come investire i tuoi soldi. Immagino sia il classico artigiano o piccolo commerciante, ma faccio lo stesso la domanda: che mestiere fai?
“Sono un prete, di una congregazione battista, lavoro in una parrocchia e faccio catechismo ai bambini, ora sono in vacanza per qualche settimana”
Questa non me l’aspettavo. A questo punto parte una discussione sul fatto che secondo me c’è qualche contraddizione tra le cose dichiarate e il suo mestiere. In realtà non è così, so che c’è un legame tra l’etica protestante e il capitalismo, ma una cosa è leggere queste cose sui libri di sociologia, altro è fartele raccontare sulla strada.
La discussione va avanti sulle differenze tra protestantesimo e cattolicesimo e Dan mi lascia la mail perché gli scriva se ho dei dubbi sulle cose di cui abbiamo parlato, è il suo mestiere, dice. Mi dice anche di leggere il Vangelo di Giovanni, perché lì è detto tutto molto chiaramente. Poi mi saluta con un “Che Dio possa essere con te, ne avrai bisogno!”, e con una risata.
E’ simpatico Dan (Don Dan?), ma mi ha ricordato molto Corrado Guzzanti, quando anni fa impersonava un telepredicatore americano che diceva sempre: “Cerca di trovare Dio, prima che sia lui a trovare te”.

lunedì 3 agosto 2009

2 agosto - Traversata




Oggi giornata da 45 km, la più corta finora, ma non per malavoglia, sono arrivato alla fine della costa est del New Jersey, e qui per proseguire c’è solo da prendere il ferry, che porta alla penisola di Delmarva, sulla costa del Delaware. Questi ultimi tre giorni in New Jersey non sono stati proprio straordinari, nel senso che pedalando per 180 km lungo la costa, sempre a un miglio dal mare, mi aspettavo qualche veduta spettacolare, un’apertura sull’oceano, invece non ne ho vista una goccia perché la statale è separata dall’oceano da macchie di vegetazione e non c’è nessuna litoranea più interna. Tutti gli accessi al mare sono privati e per entrare in spiaggia si paga, e questa è una cosa incivile dell'America. In più, la statale è abbastanza trafficata e quindi arrivare a Cape May e prendere il ferry non è stato proprio un dolore.
La traversata dura un’ora e mezza (10$ ben spesi). Faccio il viaggio insieme a una coppia di Philadelphia, psicologi, con seconda casa da queste parti e pedalatori della domenica.
A proposito di pedalatori, un’altra cosa che mi ha un pò deluso di queste parti è la totale assenza di ciclisti di lunga percorrenza come me. Due anni fa, pedalando sulla costa Ovest, era un piacere ritrovarsi nei campeggi o lungo la strada con altri ciclisti che facevano lo stesso itinerario. Qui invece sono solo. Anche quando incontro e parlo con i ciclisti locali, mi dicono che da queste parti non è usuale, non c’è grande cultura della bici e lo capisco dalle domande che mi fanno sul carrello, i bagagli, le distanze.
L’altro giorno un ciclista che veniva veloce dalla direzione opposta, senza fermarsi mi ha urlato: “Nice bob!”, “Bel carrello!”. Mi rendo conto che non è un gran complimento, ma io prendo su tutto.
Comunque sono arrivato dall’altra parte della baia, a Lewes, e appena sbarcato è partito un temporale di quelli pesanti. Siccome erano diversi giorni che campeggiavo mi sono preso un hotel e mi sono fermato a visitare questa Lewes, cittadina storica, con qualche palazzo interessante del secolo scorso. Queste note le sto scrivendo da una panchina della Main Street, e da qui le invierò via internet. Qui moltissimi locali pubblici, negozi, alberghi, hanno la WiFi. In questa strada, in questo momento, posso utilizzare 7 linee diverse, tutte disponibili e gratuite. Questa è una cosa molto civile dell’America.

domenica 2 agosto 2009

1 agosto - For Sale 2






Era già da qualche giorno che pensavo al fatto che ho un bagaglio troppo pesante, e prima delle montagne devo liberarmi di un pò di cose. Per esempio, mi sono portato pentola, padella, contenitori per olio, aceto, sale pepe, posate (doppie), tovaglietta, ecc. E’ roba che non ho mai usato e non userò, per semplici ragioni di tempo: non riesco a fare tutto. Il problema è come liberarsene. Potrei mettere un cartello FOR SALE sul carrello, come se ne sto vedendo a centinaia lungo la strada, ma non sarebbe efficace. Poi ho pensato di sfruttare una cosa che qui è un’istituzione: la “Yard Sale”, cioè la vendita di cose di troppo e cianfrusaglie varie che molte famiglie fanno una o due volte l’anno nel cortile di casa. Mi sono fermato alla prima che ho trovato, dove una certa Jane si liberava di giochi dei bambini, forno a micro onde, lavatrice da campeggio e altre amenità. Alla Yard Sale si va per comprare, non per vendere, ma ci ho provato lo stesso. La mia roba le è piaciuta, ma mi offriva una decina di dollari, così ho fatto uno scambio alla pari con un set di asciugamani da campeggio in microfibra, che userò per asciugare e pulire bici e tenda, e un bicchiere di the freddo. Nel cambio ho perso almeno un chilo e un bell’ingombro, niente male. Nei giorni prossimi penserò a cos’altro eliminare.
C’è un’altra istituzione americana, legata all’offerta di prodotti lungo la strada, che è molto interessante, sono i Farmers’ Market. Si tratta dei mercatini di agricoltori di una certa zona che si radunano, di solito una volta la settimana, in uno spazio verde lungo la strada e offrono direttamente frutta, verdura, ortaggi o qualche trasformazione artigianale di questi prodotti fatta presso le loro fattorie. In pratica è un meccanismo che scavalca le logiche della grande distribuzione e privilegia la produzione e il consumo locale, evita i costi, anche ambientali, delle importazioni di alimentari da posti lontani e consente un controllo diretto della qualità del prodotto, perché il coltivatore è anche il venditore.
A volte il meccanismo è ancora più diretto, si vedono fattorie che piazzano lungo la strada una bancarella (incustodita) di prodotti coltivati lì. Chiunque può comprare, pesare o contare i pezzi presi e lasciare il denaro in una cassetta (sempre incustodito) accanto agli ortaggi. Non so perché, ma da noi questa cosa non ha preso piede.
Oggi 85 km, sempre lungo la statale 9 verso Sud. Purtroppo ritorna il problema del finire in autostrada, questa volta non per errore, ma perché il ponte sulla 9 è chiuso e se si vuole proseguire si deve per forza attraversare il ponte dell’autostrada usando questa per 3 chilometri. L’alternativa è fare una deviazione a nord di 20 km per trovare un ponte su una strada secondaria. Sono nel dubbio, sono solo 3 km, ma ho già avuto problemi con la polizia sul tema, d’altra parte pedalare a vuoto per 20 km…Mi fermo a un stazione di servizio e trovo un camionista a cui chiedo consiglio, e soprattutto gli chiedo che cosa potrebbe farmi la polizia nel caso in cui mi rifermassero sull’autostrada. La sua risposta è illuminante: “The Police? They have guns. They can do anything”. Faccio la deviazione.

sabato 1 agosto 2009

31 luglio - La statale 9






Ieri ho fatto 110 km, nuovo record di percorrenza giornaliera, di velocità media (17 km/h) e di tempo in bicicletta (6 ore e 10). Era prevedibile, dopo la sosta a New York mi sentivo benissimo e sono andato, senza pensarci tanto su. Ho ripreso a pedalare decisamente verso Sud, dopo gli aggiramenti di New Yok, lungo la costa Est del New Jersey verso Cape May, da dove prenderò un traghetto che mi porterà nella penisola di Delmarva, alle porte di Washington.
Oggi invece le gambe non vogliono saperne. A volte succede e non capisci bene perché. Però ora la cosa è chiara: lo sforzo pesante di ieri e il vento contrario per tutta la giornata, che per i ciclisti è peggio della pioggia. Da New York in giù il paesaggio si è fatto molto più padano. Niente più pittoresche strade di campagna o statali semideserte. Qui il traffico è pesante e non ci sono alternative, nella direzione Sud, ad una autostrada (per me proibita) e una statale abbastanza trafficata, la route 9, che è quella che seguo. Purtroppo stamattina le confondo e pensando di essere sulla 9, mi infilo in autostrada, iniziando a pedalare sulla corsia di emergenza. Dopo qualche chilometro però questa si chiude per lavori stradali e io mi ritrovo a pedalare su una delle corsie delle auto, che mi sfiorano a tutta velocità, schiacciato a destra contro il new jersey. Sono 20 minuti da panico, ma non ci sono uscite e sto veramente rischiando la vita, quando sento la sirena della polizia dietro di me. Appena ce n’è la possibilità l’agente mi ferma, mi interroga, mi spiega dove sono, mi fa la ramanzina (giusta) e mi scorta all’uscita: è andata bene.
Un paio d’ore dopo mi fermo per mangiare ad uno slargo della strada, occupato da una vecchia venditrice di hot dog. Prima di prendere l’ordinazione Jackie, così si chiama, mi fa notare, lì vicino, una pozzanghera a forma di cuore e mi dice “Vedi? E’ un segno di buona fortuna per il tuo viaggio!” Che bella cosa mi ha detto, penso. Ma cinque minuti dopo, all’arrivo di un camionista ciccione che le compra 3 hot dogs per colazione, la sento dire “Vedi quella pozzanghera a forma di cuore? E’ un segno di buona fortuna per il tuo viaggio!”
E’ ferma a vendere hot dog in quell’angolo di strada da 27 anni, e non è mai andata da nessuna parte. E’ contenta del suo lavoro e non lo cambierebbe con nessun altro, le piace fare contenti i suoi clienti. In un paese dove tutti si muovono freneticamente alla ricerca di una felicità improbabile, lei l’ha trovata in uno slargo della statale 9. Mi ha lasciato l’indirizzo perché le mandi una foto dalla Florida, si chiama Jackie Macyda, e non sa che anch’io campo la vita vicino alla statale 9, da noi più nota come via Emilia.